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dove una spalletta di ponte| rizzata dalla parte della montagna| indicava la vicinanza di un fosso| lasciando indovinare di sotto un passaggio per le aoque d'un rigagnolo. Doro condusse là il suo pachidermo| lo collocò di rincontro alla spalletta| e poi gli si piantò davanti| nel mezzo della strada| donde poteva vedere in lontananza le finestre del oastello ancora illuminate. Un' occhiata lassù si poteva mandarla| e Doro Beltrami non se ne astenne davvero.
— Volevate confidarmi un segreto ; — diss'egli poscia al compagno.
— Ah sì| un segreto ; — rispose messer Gaione. — Un segreto.... A proposito di elio?
— Della cameriera| non ricordate ?
— È vero| la cameriera.... che non è una cameriera ; — replicò messer Gaione intenerito| quasi piangente.
— Lo avete detto poo'anzi.
— Sì| e ve lo ripeto ora. Già| io oi ho buon naso| e avevo sempre pensato che quella diavola era una principessa travestita.
— Una principessa! — sclamò Doro. — Non sarà poi un correr troppo?
— B non corriamo; ma certamente ò una signora per la quale.
— Come lo sapete?
— Come lo so ?... lo so in un modo da non