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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — 141 —
   Doro Beltrami n' ebbe una scossa al cuore| e lì per lì non seppe trattenere un sobbalzo di tutta la persona.
   — Che cosa avete? — domandò mastro Gaione| ohe gli era appicoioato al braccio e non poteva non sentire quel moto improvviso.
   — Niente| non badate| ò stato un ciottolo. Ma voi certamente v' ingannate| signor Gaione. Il conte Salvi è un uomo di garbo| e se parla qualche volta con la signorina Marga| credete pure che lo fa per atto di cortesia.
   — Che cortesia! C'è bisogno ohe glieli faccia lui| i complimenti| ad una semplice cameriera? Capisco| — soggiunse il pachidermo| — che la ò così poco| una cameriera!
   — Come sarebbe a dire ?
   — Sarebbe a dire.... sentite| signor Beltrami; vi voglio confidare un segreto. —
   Così dicendo| mastro Gaione si stringeva al braccio del signor Doro| piegandosi a mezzo su di lui| come se volesse deporgli quel segreto nello sparato della sottoveste.
   — Un altro ciottolo ; — disse Doro Beltrami. — Qui s'incespica ad ogni passo. Volete che ci fermiamo un pochino su questo muricciuolo?
   — Sì| non dite male| fermiamoci ; tanto| si prenderà una bocoata d'aria. —
   Erano giunti ad una insenatura della strada|