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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   tanto| mettendosi in moto e trascinando il compagno | gli faceva perdere il filo del suo ragionamento.
   — Che cosa dicevamo? — ripigliava mastro Gaione. — Ah| ecco| che il vino era buono| e questo sia detto senza mancar di rispetto ai liquori. Che anisetta! L'avete sentita| signor Doro? E quell' altro.... quell' altro| di cui non ricordo più il nome....
   — Lasciamolo lì| o piuttosto là; — disse Doro| sorridendo.
   — Sicuro| lasciamolo là; quantunque io lo senta ancor qui| ohe mi abbraccia lo stomaco. E voi non bevete| mi avete detto. È un bene ? è un male?
   — Varie sono le opinioni dei filosofi ; — oon-chiuse il Beltrami.
   — Ma non importa; — ripigliò mastro Gaione. —' Voi siete egualmente un buon amioo. Voi mi metterete nel quadro dell'Ester. E poi| non fate l'occhio di triglia alla signorina Marga| come fa il vostro principale.
   — 11 conte ! — esclamò Doro. — Come lo sapete ?
   — Eh| 1' ho veduto | caro mio| 1' ho veduto troppo bene. E non si contenta mica di guardarla| il vostro signor conte. Spesso e volentieri si accosta| per susurrarle qualche parolina dolce. Il prepotente ! le vuol tutte lui ! —