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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   si contentano di oleografìe. Ci fosse almeno da dipingere insegne da barbieri e da tabaccai ! Ma ci sono i verniciatori| nostri emuli vittoriosi| che oi guastano il giuoco.
   — A ohi lo dite! — esclamò mastro Gaione. — Anohe quella del fabbro ferraio era un'arte! Ma ora.... E neanche in America| sapete? neanche in America c'è più da rifarsi.
   — Oi si vive| almeno ; — rispose Doro Beltrami. — Si lavora aspramente| febbrilmente| nelle cose necessarie alla vita| e non si muore di fame. Ma non bisogna uscire di lì. Necessità| mediocrità| e in nessuna parte del mondo c' è più posto per l'arte. Andiamo via ; — conohiuse il giovanotto| mettendo la mano sotto il braccio del suo tardo e barcollante compagno. — Questi sono discorsi che guastano il sangue.
   — Ma sì| ma sì ; — disse il pachidermo. — Voi siete malinconico| questa sera. Per caso| vi avrebbe fatto male il vino?
   — Ohe! io non ne bevo.
   — Veramente ? Ma che uomo siete voi| signor Beltrami ? Ma già| capisco. L'uomo che non beve....
   — Accompagna quelli che hanno bevuto; — voleva dire il Beltrami.
   Ma quella sarebbe stata una crudeltà| ed egli era un buon figliuolo ; perciò se ne astenne. In-