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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — 138 —
   que vedete che è sempre lui| il pittore ; e lo sarà anche per il vostro ritratto. —
   Questo ragionamento non persuadeva molto il signor Gaione degnissimo.
   — Sarà.... — rispondeva egli| tentennando la testa| — Sarà oome dite voi| ma a me non mi va. È lui| il pittore ; deve dipingere lui tutto. A buon conto| è lui che prende i quattrini della signora contessa. E a voi| che cosa vi darà? Una manata di noci| m'immagino. Sentite| signor Doro| se io fossi nei vostri panni| e avessi il vostro ingegno| non vorrei mica starmene cosi a lavorare sotto un altro. Dipingerei da me| dipingerei. —
   Quell'altro rispose con un gosto ed un suono di labbra| ohe era mezzo un sorriso e mezzo un sospiro.
   — Dove? — soggiunse egli poscia. — Vorreste dirmelo voi ? Con tanti pittori| imbianchini e guastamestieri| sul mercato! Sapete ? ci sono più pittori ohe committenti| ed è una grande fortuna se vi capita di vendere a qualche esposizione due palmi di tela. L' arte| caro signor Gaione| è un vioolo senza usoita. Scultore| sognate di fare monumenti| ed è fortuna se vi dànno da far dei mortai. Pittore| oi avete da morire d'inedia| aspettando di far un quadretto di genere| per una generazione di mecenati che