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Capitolo VII.
La danza del vini.
Messer Gaione non era| uscendo dal castello ili Altariva| quello che si dice comunemente.... Oh no| nè voglio ripeterlo io| nè egli lo era. Ma certamente il degno uomo aveva bevuto qualche bicchiere più del bisogno| e con maggior varietà che non fosse nelle sue consuetudini. Avvezzo alle baldorie dei villaggi| dove tutti i salmi finiscono in gloria| e la gloria è tutta nel fiasco paesano| egli si era mostrato sempre un buon compagnone| da tener testa ai più arditi bevitori. In quelle ragunate campestri| si sa| il pasto enorme incomincia con un vino e finisce con quello| sempre lo stesso| dalla corpacciata dei raviuoli caserecci fino al coccolo beatifico del cacio ool pizzichino. Non gagliardo nò piccolo|