- — 130 —
— È forse meglio| e il nostro buon Gaione| ricordandosi domani| non avrà da vergognarsi| pensando che un servitore del castello l'ha accompagnato fino all' uscio di casa. Signor Beltrami| buona sera; grazie ancora| sopra tutto della sua compagnia| e non ce ne voglia essere avaro per 1' avvenire| m'intende ? —
Doro Beltrami si confuse un pochino| come al solito| balbettò qualche parola| tremò nel prender la mano che la contessa Flaminia gli offriva| e non si rinfrancò se non quando ebbe preso a braccetto il signor Gaione| per ricondurlo in Altariva sottana.
La contessa accompagnò i suoi invitati fino alla estremità del parco. La marchesa Barbara| temendo della rugiada| non aveva saputo risolversi di uscir nuovamente all'aperto ; perciò non andò che Lucio Sormairt ad accompagnar la contessa. Reiterati i saluti in capo al sentiero| i convitati s'incamminarono per la discesa; messer Gaione preso al rimorchio dal signor Doro Beltrami| e il conte di Salverana indietro a loro di due o tre passi. Flaminia rimase un istante a guardare i viandanti| i cui neri profili si disegnavano nell'azzurro del cielo| lungo il parapetto della strada| che metteva alla torre di Guardia.
— Permettete ohe vi dica un mio pensiero?
— domandò Lucio Sorniani.