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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   prima| e come forse era naturale ohe il signor Doro facesse; bensì era un ritratto del nostro fabbriciero| e magari un tantino abbellito ; unico modo di entrare in grazia agli originali| uomini o donne che siano. Perciò il signor Gaione potè dire oon animo tranquillo agli astanti| poi ch'ebbe guardata e riguardata la sua veneratissima ef figie:
   — Ed ora| si sono divertiti abbastanza alle spalle di questo povero Gaione ?
   — Clie dite mai? — esclamò il conte di Salverana. — Avevate fatta un' osservazione giustissima; e noi vi abbiamo reso giustizia. Io penso| del resto| — soggiunse il pittore| volgendosi alla brigata col suo piglio benignamente solenne| — ohe invece di mettere nelle mie composizioni delle facce lavorate di maniera| sia meglio collocarci dei tipi veri| e possibilmente presi fra questa buona gente di Altariva.
   — Oh| per questo ha ragione; buona gente| e col cuore in mano ; — gridò messer Gaione| interamente soggiogato.
   Ma egli aveva alzato un po' troppo il gomito| e non era bene lasciarlo| per quella sera| andar solo. La contessa pensava già a farlo accompagnare da Filippo. Doro Beltrami si offerse per quell'uffizio di cortesia.
   — Grazie| ed accetto; — gli disse Flaminia.
   Barrili. La Castellana. m