— sai —
Se non cne quando inerpicavasi troppo 111 allo sugli alberi del giardino 0 tentava arrivar qualche ramo, io mi affrettavo a pigliarla fra le braccia e di riporla a terra vietandole simili giuochi pericolosi. Ma sua madre non poteva vederla salire sopra una seggiola o fare'-un paltò senza un tremito nervoso. Ella che non si permetteva mai una parola violenta, saltava allora in bizza contro l'innocente creatura, e in caso di recidività nella medesima giornata, la trattava con tale una severità che faceva poi a sè stessa i più acerbi rimproveri.
« — Oimèl — esclamava ella,—io sapeva bene che-il.cielo si sarebbe tosto 0 tardi vendicato; tu. hai fatto entrare la disgrazia con me nella tua casal... Ecco 1' eredità che tu Taccogli dame, ed ora è troppo tardi per respingere dalle tue labbra il calice amaro; bisogna che tu lo beva fino alla feccia !
« Io cercai aprirle gli occhi sulla stravaganza delle sue lagnanze e farle comprendere che non vi aveva alcuna sconvenienza nel saltare e ballare d'una fan-ciulletta. Tutte le mie ragioni nulla val-Vol. Ti. — L' Aiporc in llalin. — 21