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in guardia e di temer sempre qualcosa di peggio di quello che vedeva co'proprii occhi. l'i quantunque io possa rendere a me stesso questa giustizia di non aver mai dato motivo di dubitar del mio cuore, la non ' poteva però veder passare sulla mia fronte la benché menoma ombra, senza accusar amaramente sè stessa di rendermi infelice, senza pregarmi piangendo di discacciarla, finché, avvisando qualmente simili scene altro non facevano che accrescere il mio malumore, la si ricoverava in una chiesa come in addietro, occultandomi studiosamente i crucci del suo cuore eh' ella a-vrebbe però fatto meglio a versar nel mio seno piuttostochè in quello d'un prete. Chi meglio di me in fatto avrebbe potuto consolarla? Quel ch'io soffriva in que'giorni mal potrebbesi esprimere. Io disperava quasi di poterla mai guarire dei pregiudizi radicati in essa dall' abitudine e di ricondurre sull'umil via di una felicità volgare un'anima in balìa da si lungo tempo delle più contrarie eccitazioni. Non ostante la sua riconoscenza per tutto che faceva per amor suo, io ebbi però ad osservare che la