— 315 -
do, era ancora sì a buon'ora, che nessuno ci pose mente.
« Noi facemmo tutti quattro colazione, e la nostra buona albergatrice, la cui al-* legria non cedeva alla nostra, mi diede tutti gli schiarimenti necessari per procacciare nel più breve tempo possibile unpic-col corredo alla mia dolce sposa. Ma io fui d'avviso ch'era meglio proseguire il viaggio come eravamo vestiti, e dopo aver fatto insieme un allegro banchetto, in cui l'albergatóre spillò largamente del miglioro che aveva, risalimmo nella nostra leggiera vettura cui le giovani donne dell' albergo avevano ornata, per grazioso impulso, di due enormi ghirlande di fiori.
« — Qual via pigliam noi? — chiese Francesca, non appena rimanemmo soli. — Il monastero è egli situato fuori della città?
« — Il monastero no, dolce cuor mio, ma la felicità di vivere insieme fra le gioie del focolare domestico I . « Ella mi guardò impallidendo. ,
«— Che dici tu? — esclamò seriamente ed atterrando gli occhi.