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finiva sulla felicità che credeva raggiunge tra non molto in monastero nella sua imita celletta e lontano dalle miserie ili a vita terrestre, eh' ella non avrebbe il vedute se non a traverso i graticci, svisando qualmente io non condividessi suo disprezzo del mondo, Maria Fran-isca mutò registro e venne a parlare del-irte mia. lo cercai nella contrada che scorrevamo alcuni esempi che potessero ire un corpo alle idee elementari che le idavo esponendo sulla luce, il disegno, il ilorito, ed ella mi stava ascoltando a Sjcca aperta con tanta vaghezza ch'io mi •ntivo spesso tratto a chiudergliela con a bacio.
i « Io non mi tratterrò più a lungo su Itti i piccoli incidenti del nostro primo tomo di viaggio ; ti basti sapere eh' io ti sentivo sempre.più di buon umore e intento di quella spedizione. Quando-pero mungemmo al cader della sera a Colonia vvisai che non sarebbe stata prudenza «•marci in quella città. Ciò ch'io temevo tazf tutto si era di non esser costretto ad Ibergar sotto il medesimo tetto con la I Vol. II. — L'Amar, in Italia. — 13
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