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ftue o tre bocconi dopo aver recitato con vocg sommessa una breve preghiera. Appena oṣ girare intorno lo sguardo di sottecchi ; i suoi occhi correvano sempre al medesimo luogo, vale a dire sul mio quadro cominciato, cui la luce vermiglia del tnattino illuminava vivamente. Allora aprii un armadio, e la pregai di scegliere un ¦abbigliamento che le andasse a'versi. Ella elesse tosto un leggiero abito estivo che non apparteneva, a dir vero, al mi» guardaroba, ma a quello del povero Homer, sai bene I — quel piccolo scultore che si suiciḍ a Baden dopo perduto ogni cosa al giuoco, e ch'io avevo avuto in addietro ad ospite e compagno. Io le recai quell' abito nella mia camera da letto ove la lo indosṣ speditamente. Nel mentre la stavo aspettando io pensava fra me- a quell' accozzamento strano e fortuito di circostanze, che faceva si che in quel momento la si stesse spo gliando in quella medesima camera ove a-veva sperato pur dianzi dipingerla dal nudo. L'idea mi colse un tratto che la si trovava in poter mio, ma fu un baleno : io mi rammentai il giuramento che avevo