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< Ma quando la dimane, risoluto a dimostrarle con le ragioni perentorie che la continuazione delle uostre attinenze doveva necessariamente riuscir nociva ad a-mendue, arrivai al nostro consueto ritrovo, e la vidi avanzarsi da lungi, per la viuc-cola, le trovai un'aria ed un'andatura diversa dal Solito. Ella mi prese impetuosamente per le mani, e mi trascinò nel cortile rigettando indietro il suo velo. Appressa mi lasciò una mano libera, stringendomi però sempre l'altra assai fortemente. I suoi occhi erano rossi, le sue guancie umide ancora e rigate di lagrime ed un tremilo convulso increspava le sue labbra.
« — È finita ! — diss'ella con uno scoppio, — io non ho più speranza... la morte mi sta sopra... io soccombo t...
« IJer alcuni minuti mi fu impossibile cavarle una spiegazione. Io le cinsi, come per sorreggerla, il braccio alla persona — il che non aveva mai fatto finora — e la strinsi a dirmi che fosse accaduto. Allora appresi i più odiosi particolari dalla sua bocca. Il vecchio Eberti aveva giuoeato la -tte scorsa col suo pagliaccio Carluccio,