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cui regalò l'adunanza, i segni delle picchili erario scomparsi da un pezzo e sarebbe i» sognato pagarlo ben caro per indurlo ari-nunciare all'esercizio piacevole de' suoi talenti di giullare. Egli sciorinava inoltre i suoi lazzi in quel dialetto napoletano, che tanto mi va a sangue e Che lardellava di parole francesi. Breve, la sua pantomima e le sue scene mi rammentavano così bene i giullari del San Carlino, eh' io provai involontariamente un grande piacere a contemplarlo, e non gli spiccai mai gli occhi d'addosso fra le insipide giovialità dei suoi compagni.
« La compagnia non era molto numerosa. Oltre le quattro figlie del direttore od impresario, che aveva italianizzato il suo nome Ebert, in quello d'Eberti, non vi aveva che il pagliaccio Tartaglia, una giovine sfati] di nome Clelia e un negro d'una statura magnifica, il quale nell' intermezzo della danza eseguiva sforzi veramente prodigiosi. Ma io non vo' entrar molto innanzi in questi particolari, quantunque non possa rammentar quella sera senza che le più minute circostanze non mi si riaffaccino alla niente