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=on me, e passando a caso davanti una ba racca di funamboli, che aveva fin allora disprezzata, non istetti un momento in forse, ed entrai come se il destino mi vi spingesse.
« La rappresentazione era appena cominciata e un fanciullo di sei anni eseguiva i suoi sforzi di agilità sotto gli occhi del padre, l'impresario di tutta la comitiva.
« Quello spettacolo mi cagionòunasensa-zione penosa. Lo sforzo che faceva il fanciullo per sorridere-ed apparir grazioso, nel mentre poneva mente a non perder l'equilibrio, imprimeva a' suoi movimenti Un imbarazzo che ne sciupava a'miei occhi l'effetto. Io respirai più liberamente quando lo vidi saltar» a terra da ultimo e cogliere al volo le chicche che gli spettatori gittavan-gli da ogni parte.
c Venne poi la volta del pagliaccio, ed io vidi per la prima volta la figura patibolare di Mastro Alessandro Tartaglia, a rovescio a dir vero, essendoché camminasse sulle mani. Lo confesserò io ? il tanghero non mispiacque. Quantunqueavessedovuto r imparare a colpi di frusta, come il fanciullo, tutta la prodezza d'agilità e di destrezza di