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sulla vòlta azzurra. A breve andare tulle quelle stelle, di cui il numero andava crescendo rapidamente in proporzioni infinite, mi somigliavano altrettanti occhi fiammeggianti e schernitori fissi sopra di me, ed io caddi immerso in meditazione profonda. Da quando a quando mi risentiva però scosso da un'esclamazione un po' più forte di alcuni dei miei vicini. Allora mi stillava il cervello per indovinare che cosa mai potesse trattenere si lungo tèmpo l'amico mio a discorrere con mastro Alessandro Tartaglia e non potendo rinvergare il perchè, mi abbandonai di bel nuovo a quel benessere ineffabile, che si prova dopo una giornata di diligenza.
Scorsero per tal modo una o due ore, in capo alle quali gli avventori del terrazzo s'alzarono, e scesero insieme senza prendersi altrimenti pensiero di me. Io udii il loro scalpito nell'angusta scalétta, e mi aspettava ad ogni momento di veder comparire l'amico mio. Ma io ebbi agio di vuotare un altro fiaschette di -vino e fare largamente onore ad un piatto di trotta finché o£ni rumore cessò, ed io chiesi a me stesso, se