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scoprimmo quasi all'estremità dellacittà una cosa bassa e ad un sol piano, con un tetto piatto a foggia di terrazzo all' italiana. Molta gente seduta a desco stava colà bevendo sotto una tenda. Di sopra della porta oscillava un'insegna di latta bizzarramente fog-giuta con questa semplice iscrizione: Spettacolo.di Burattini e Rosolio di Alessandro Tartaglia. Vaghezza ci prese di salire su quel terrazzo e di frammischiarci alla folla degli avventori, ripromettendoci una bella messe di osservazioni, e non vi avendo, per giunger colà, traccia di scala esterna, entrammo nell' osteria a pian terreno, la quale non brillava certo per mondezza.
Un vociare confuso e strano ci assorḍ luti'ad un tratto, nell' istesso tempo clic un lezzo forte ed acre di bevande fermentate e d' acquavite bruciata non ci tolse ( er poco ii respiro. A sinistra dell' ingresso sorgeva un enorme banco, dietro al quale stava seduta una donna pallida e sfatta, coi capelli bruni e scarmigliati, la quale stava allattando con la mammella snudata un bambino. 11 suo sguardo fisso ed indifferente stava appiccato ad un bicchiere pieno di