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fermò la sera davanti l'albergo della Posta deli'ultima piccola città che ci separava ancora dalle montagne. Egli gettò la sua e la mia sacca da viaggio in un angolo della sala dell'albergo e mi trascinò di bel nuovo in fretta e in furia nella via a respirare un po' di aria fresca.
La città aveva quell'aspetto misto che non trovasi se non in vicinanza immediata delie montagne. Le case erano rivestite la più parte d'asserelle come d'una corazza contro i rigori del clima, e i tetti gravati di grosse pietre; altre case, ma in picco! numero, dalle mura nude e intonacate, offrivano allo sguardo la fredda eleganza delle sontuose dimoro delie grandi città.
In mezzo alla città correva un rigagnolo rapido e limpido si che non potemmo resi- 4 stere alla tentazione d'immergervi le nostre mani polverose. Quando 1' amico mio si chinò, i sudi luoghi capelli checopriron-gli tutt'ad un tratto il volto, mescolandosi alla lunga barba, gli diedero a prima giunta 1' aspetto strano e terribile di una di quolie ^ possenti deità fluviali, cui la favola ci rappresenta coi capelli e la barba sgoccianti.