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nello studio di Bianchi, ed atterri quando il volto pallido e sfatto dell'amico s'alzò dal lavoro a guardarlo. I suoi capelli gli parvero più brizzolanti ed i suoi occhi più foschi. Però la sua bocca serrata si atteggiò ad una dolce espressione quando riconobbe Teodoro.
— Avete passata una cattiva notte — disse egli — e la colpa è mia.
— Ho vegliato — ripose tranquillamente Bianchi, — ma perchè prendervi pensiero dei grilli che fugano da quando a quando il sonno da' miei occhi ? Parliamo di cose migliori... narrate... leggete... ma sopratutto rimanete fermo se potete. Sappiatelo: oggi è per me un benefizio speciale udirvi parlare I
— Bianchi!... amico dolcissimo!... gli è invano tergiversare... nascondersi sotto le parole quando i segreti del cuore souo scoperti... Io so tuttoI....
— Voi sapete?... tacete dunque quel che sapete ! — disse Bianchi con impeto — non mi dite da chi l'abbiate risaputo... non me ne parlate più mai!... È passato!... é pensate di ciò quel che più volu-
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