320 ASTRONOMI 13 STUDIOSI D* UMIL CONDIZIONE. [CAP. XII.]
e di altri strumenti ottici. In vero, quel che può fare un nomo per sè come pure per la scienza, non può esser meglio illustrato che dalla vita di quest' uomo notevole.
Il signor Nasmyth dice eh' egli ebbe dallo stesso Cooke una relazione dei suoi modesti principii, fin da quando era calzolaio in un piccol villaggio. Molti dal deschetto di calzolaio salirono ad un posto distinto. Nel suo romanzo Glie farà egli di ciò ? il Bulwer discusse la differenza fra calzolaio e sarto : quegli suole pensare a' casi suoi, questi lavora insieme ai suoi compagni : l'uno pensa, l'altro comunica.
Cooke era un uomo di abilità naturale, e ne fece il miglior uso. Tosto o tardi 1' occasione si presenta a quasi tutti coloro che lavorano, aspettano e perseverano. Il fare scarpe non gli era guari produttivo ; e Cooke, ben educato ed educatosi da sè stesso, aprì scuola nel villaggio, e riuscì discretamente. Egli imparò da sè geometria e matematica, perfezionandosi in tali studi, mediante l'applicazione giornaliera. Col-l'andar del tempo fu preso da un'ambizione straordinaria: niente meno che la costruzione di un telescopio riflessore di sei pollici di diametro. L'idea non gli diede posa finché non l'ebbe messa in atto. Egli gettò e tirò a pulimento lo specchio con molta fatica ; ma mentre stava appunto per dargli l'ultima mano, il getto andò in pezzi ! Che fare ? Un cfuinto circa era andato, ma rimaneva sempre un bel pezzo, eh' ei racconciò riducendolo ad un diametro conveniente. La sua perseveranza fu ricompensata dal possesso di uno specchio di tre pollici e mezzo, eh' egli con la sua rara perizia adattò ad un telescopio riflessore di ottima qualità.
Egli rimase per altro così disgustato della natura fragile e traditora del metallo per gli specchi, che ne abbandonò 1' uso per quello del vetro. Ei trovò che prima di poter fare un buon telescopio acromatico,