2S2 LA costruzione navale a belfast.- [cap. xi.]
presso mio fratello addottorato in medicina, riportando la medaglia d'oro, tornammo entrambi a Scarborough. Egli avrebbe dovuto aiutare mio padre, ma preferì di andare all' estero per alcuni anni. Posso soggiungere, rispetto a lui, che, dopo molti anni d'indagini scientifiche e di pratica professionale, morì nel 1858, in Hong-Kong, isola sulla costa meridionale della Cina ; ed un pubblico monumento fu elevato alla sua memoria nella così detta Valle Fortunata.
Io rimasi per poco tempo sotto la tutela del mio antico maestro ; ma, avvicinandosi rapidamente il tempo in cui dovevo scegliere anch'io una professione, non istetti in forse a decidermi per quella d'ingegnere, quantunque mio padre desiderasse vedermi avvocato. Ma io stetti sodo nella mia risoluzione, finché egli riuscì, in grazia della relazione di Giorgio Ste-phenson, a farmi entrare nello stabilimento di Roberto Stephenson e C. a Newcastle sul Tyne. Io mi ci recai nel mio decimoquiuto compleanno come apprendista per cinque anni. Dovevo passare i primi quatti1'anni nelle varie officine, ed il quinto nell'ufficio dei disegnatori.
Allora io mi trovai proprio nel mio elemento. Le ore di lavoro erano invero lunghissime, dalle sei del mattino fino alle otto e un quarto di sera ; eccetto il sabato che si usciva alle quattro. Tutto ciò, per altro, mi dava tanto maggiore esperienza; ed io non trascurando d' approfittarne, mi ritrovai, su' diciott' anni, a vedermi affidato l'incarico di metter su una parte di una locomotiva. Io dovevo lavorare da una parte della macchina, mentre dall' altra lavorava un mio compagno, certo Murray Playfair, uno Scozzese forzuto ed infaticabile. Le mie forze erano spinte alle volte agli estremi, ed io era costretto ad impiegare gli intervalli del mio lavoro semplicemente a mangiare e dormire. Appresso passai alle officine delle macchine, ed ebbi la fortuna di essere incaricato del miglior tornio