[CAI-, X.] COSTRUZIONE NAVALE A BELFAST. 271
de'suoi abitanti, mette in mare alcuni de'più grandi e de' più bei piroscafi cbe solchino 1' Atlantico e il Pacifico. Tutto proviene dalla potenza dell'individualità, ed offre uno splendido esempio a Dublino, Cork, Waterford e Limerick, città fornite dalla natura di porti magnifici e con difficoltà d'accesso assai minori di quelle superate da Belfast. Ciascuna di quelle città potrebbe essere il centro di grandi imprese industriali sol che vi fossero uomini amanti del proprio paese disposti ad investire i loro capitali, e si avesse protezione perfetta della proprietà investita, ed uomini pronti al lavoro anziché allo sciopero.
Solo Del 1853 l'Isola della Regina, strappata alla melma, cominciò ad essere adoperata per la costruzione navale. Roberto Iiickson e C. incominciarono allora le loro lavorazioni piantando sul cantiere la Ilaria Stenhoìise, veliero in legno di milledugentottanta-nove tonnellate eli registro; n la nave fu varata l'anno seguente. Gli affari della ditta continuarono sino al 1859, nel qual anno gli stabilimenti di costruzione navale sull'Isola della Regina furono acquistati dal signor E. J. Harland (poi Harland e Wolff), e d' allora in poi lo sviluppo di questo gran ramo d'industria a Belfast fu rapido e compiuto.
Dall'istoria di cotesta ditta si vedrà che l'energia è la più proficua di tutte le mercanzie; e che il frutto del lavoro attivo è il più dolce di tutti i frutti. Harland e Wolff sono i veri Watt e Boulton di Belfast. Al principio della loro grande impresa le officine occupavano circa quattro acri di terreno : ed ora ne occupano più di trentasei. La ditta importò non meno di dugentomila tonnellate di ferro, le quali furono convertite dal lavoro e dalla perizia in centosessan-totto navi del tonnellaggio complessivo di dugentocin-quantatremila. -Coteste navi allineate misurerebbero quasi otto miglia in lunghezza.
Il vantaggio della classe operaia non si può descri-