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L' INDUSTRIA IN IRLANDA.
[OAP. X.]
sogna venderla oggi, od è perduto per sempre. » E siccome il povero irlandese non può vendere il suo lavoro giornaliero, gli bisogna necessariamente emigrare in qualche altro paese dove la sua unica merce sia richiesta.
Mentre ero a Gahvay, lessi con interesse un eloquente discorso del signor Parnell,1 al banchetto nella gran sala dell' Esposizione di Cork. Con molta ragione il signor Parnell chiese perchè le manifatture non potessero essere stabilite ed incoraggiate nel mezzodì dell' Irlanda come nelle altre parti del paese. Perchè non s'investe il capitale, non si sviluppano le labbri-che e le officine in tutta la lunghezza e larghezza del regno ? < lo confesso (diss' egli) che amerei di porgere all'Irlanda una bella occasione di attivare le manifatture sue proprie ; ciascuno di noi può far molto per risuscitare l'antica nominanza della nostra nazione in que' rami d'industria che tanto contribuirono ad accrescere e rendere gloriose quelle più grandi nazioni accanto alle quali viviamo. Io confido che, anzi che siano corsi dimolti anni, noi avremo l'onore e il piacere d'incontrarci in un palazzo più splendido di questo, e di vedere che nell' intervallo il genio pronto e vivace della razza irlandese ha approfittato delle lezioni indubbiamente impartite da questa bella Esposizione, e che molto sarà stato fatto per rendere la nostra nazione libera, prospera e felice. >
Nel corso della sua orazione il signor Parnell citò le manifatture che fiorirono un tempo in Irlanda : le flanelle di Ratlidrum, le tele di lino di Bandon, quelle di cotone di Cork e i guanti di Limerick. Perchè non potrebbero tutte queste cose di bel nuovo esistere ? < Abbiamo un popolo sveglio per natura e pronto ad apprendere, il quale ha mostrato in molti altri paesi
' Celebre agitatore irlandese, deputato ostruzionista, alla Camera dei Comuni, fondatore della cosi detta Lega Agraria contro il dominio inglese in Irlanda. — (Traci.)