[GAP. IX.] IL BIANCONI INCOMINCIA GLI [AFFARI. 213
ogni osservatore ordinario a que' tempi, ma che sono ora, in gran parte, felicemente scomparse.
In capo a diciotto mesi il tirocinio del Bianconi era finito, e il Faroni gli propose allora di ricondurlo al padre suo, conforme l'accordo fatto. Ma non volendo egli tornare in Italia, il Faroni gli sborsò allora il danaro che aveva trattenuto per conto suo, e il Bianconi si mise a lavorar da sè. Aveva circa diciottenni ; era sano, robusto e capace di fare da venti a trenta miglia al giorno con un carico pesante sulle spalle. Comprò allora una cassa ben grande, la riempì di stampe colorate e di altri oggetti, e partì da Dublino per fare un giro nel Mezzodì dell'Irlanda, Ei riuscì come la maggior parte di coloro che lavorano con diligenza e buona voglia. 11 giovane e ricciuto Italiano divenne il favorito di tutti ; comportandosi in ogni dove con la sua garbatezza natia, si fece molti amici fra le sue varie pratiche nel paese.
Il Bianconi usava dire che intorno quel tempo — quando viaggiava con la sua cassa del peso di al-men cento libbre su le spalle — incominciò a balenargli l'idea di stabilire qualche mezzo di trasporto a buon mercato per comodo delle classi povere in Irlanda. Quando si sgravava per poco della sua cassa di pitture, e sedeva stanco sull' orlo della strada, egli si andava stillando il cervello col pensiero : < 0 perchè mo il povero deve andare a piedi e faticare, ed il ricco andare a cavallo e prendersi tutti i suoi agi. Non si potrebbe trovar qualche modo di far viaggiare comodamente anche il povero? >
Si vede da ciò che il Bianconi incominciava già a ruminar la cosa. Interrogato non molto prima della sua morte come gli fosse venuta la prima idea del suo vasto stabilimento di vetture, rispose: Mi è venuta dalla schiena! Erano le cento libbre di peso sul groppone che stimolavano le sue facoltà pensanti; ma il tempo per fare il suo grande esperimento non era giunto per anche.