[CAP. IX.] AltHIVO DEL BIANCONI A DUBLINO. 211
Quando finalmente ei fu sulle mosse a Tregolo, le ultime parole della madre — parole eh' ei non dimenticò più mai — furon queste : < Quaudo ti ricorderai di me, pensa ch'io sto aspettando il tuo ritorno a questa finestra ! »
Oltre Carlo Bianconi, il Faroni condusse sotto la sua scorta tre altri ragazzi. Uno era il figliuolo di un oste di un villaggio, l'altro il figliuolo di un sarto, e il terzo il figliuolo di un mercante di lino. La bri-gatella, sotto la scorta del Padre, superò le Alpi per la strada di Val San Giacomo, e dal sommo del passo contemplò, in lontananza azzurrina, le belle pianure lombarde. In breve traversò la frontiera svizzera, ed allora il Bianconi si trovò finalmente separato da casa sua. Ei sentì allora come, senza altro aiuto di parenti o di amici, ei dovesse schiudersi da sè una via nel mondo.
I viaggiatori giunsero felicemente in Inghilterra; ma il Faroni, senza trattenersi a Londra, li condusse difilato in Irlanda. Giunsero a Dublino nell' estate del 1802 ed alloggiarono in Tempie Bar, vicino all' Essex Bridge. Passò qualche tempo prima che il Faroni potesse mandare in giro i ragazzi a vender pitture. Doveva fondere in prima le cornici di piombo; indi rifinirle e colorirle, ed infine collocarvi le pitture rappresentanti, la più parte, soggetti sacri o personaggi illustri. Anche i fiori, eh' erano di cera, dovevano essere apparecchiati e finiti per esser venduti ai viandanti.
Quaudo il Bianconi si mise per le vie di Dublino a vendere i suoi quadretti non sapeva dire in inglese altra parola che Buy, hty! (comprate, comprate !) Tutti gli parlavano in un linguaggio sconosciuto ; e quando gli chiedevano il prezzo, non sapeva far altro che indicar con le dita il numero dei pence eh' ei ne voleva. Da ultimo imparò un po' d'inglese — sufficiente almen c per la strada, » ed allora fu inviato nel con-