2JQ CABLO BIANCONI. [CAP. IX.]
aveva fatto parecchi buoni allievi, ma perdè il ranno e il sapone con Carlo Bianconi. Era una testaccia dura, un ragazzo indisciplinato ; coraggioso fino alla temerità, ma non imparò quasi nulla. L'insegnamento produsse sopra di lui lo stesso effetto clie il versar acqua sul dorso di un'anatra. Per conseguenza, quando lasciò la scuola n sedici anni era quasi così ignorante come allorquando vi era entrato; o più scapigliato le mille volte.
Il giovine Bianconi era ormai giunto all'età di provvedere al proprio sostentamento. Suo padre desiderava eh' ei si tirasse su da sè ; e siccome approssimavasi il tempo della coscrizione, pensò di mandarlo iu qualche paese straniero per sottrarlo al servizio forzato. I giovani amanti del lavorò o vaghi d'indipendenza costumavano, a que' tempi, di spatriare per andare ad industriarsi all'estero. Era usanza comune dei lavoranti del Comasco emigrare in Inghilterra ed esercitarvi vari mestieri ; più particolarmente quelli della fabbricazione e vendita di barometri, canocchiali, immagini, stampe, dipinti e altri oggetti.
Per conseguenza il padre del Bianconi si accordò con un Andrea Faroni per condurre il giovine in Inghilterra ed ammaestrarlo nel mestiere di venditore » di stampe. Il Bianconi doveva essere apprendista del Faroni per diciotto mesi ; e nel caso che quel mestiere non gli garbasse, doveva esser posto sotto la tutela del Colnaghi, amico del padre suo, il quale stava facendo allora ottimi affari qual rivenditore di'stampe a Londra, e riuscì poi a mettere insieme una bella fortuna e ad acquistar nome.
Il Bianconi fece i suoi preparativi per la partenza ; ed una festicciola di famiglia fu celebrata in una piccola osteria di Como. Doleva alla madre del Bianconi separarsi dal figliuol suo, per quanto scapestrato, e nel dargli l'addio svenne addirittura, onde parve'al giovine che le cose pigliassero un aspetto molto serio.