[GAP. VII.] INVENZIONE DELLA STEREOTIPIA. 187
La difficoltà maggiore superata nelle macchine del-l'Applegarth come in quelle dell' Hoe era il telaio che doveva tener saldamente sulla sua curva superficie la massa di tipo mobile richiesta per formare una pagina; ma l'intraprendenza del proprietario del Times si era messa di bel nuovo all' opera. Il cambiamento effettuato nell' arte di stampar giornali col processo stereotipo è appena inferiore a quello onde l'altro Walter applicò il vapore alla stampa, ed uguale per fermo a quello onde la stampa rotatoria surrogò l'azione della macchina piana. Esso fu incominciato e condotto al suo punto odierno dal figliuol suo, l'attuale signor Walter, nella tipografia del Times, e quindi copiato dai tipografi in tutte le parti del mondo.
La stereotipia ha un'istoria curiosa. Molti tentativi furono fatti per ottenere solide superficie stampanti formate per via di getto su tipi mobili. Il primo che realmente vi riuscì fu Guglielmo Ged, orefice di Edimburgo, il quale, dopo una serie di esperienze difficili, giunse a scoprir l'arte della stereotipia. Il primo metodo adoperato fu di versare stucco liquido, della consistenza della crema, sui tipi, ed esso, assodato che fosse, dava una matrice perfetta entro la quale ver-savasi il metallo fuso ed ottenevasi una piastra perfettamente uguale alla pagina di carattere mobile. Fin dal 1730 il Ged ottenne dall'Università d'Edimburgo il privilegio di stampar Bibbie e libri d' orazione secondo cotesto metodo. Ma i lavoranti erano nemici giurati di esso, credendo che avrebbe rovinato il loro mestiere. I compositori ed i torcolieri schiacciarono ad arte il rilievo delle lettere durante 1' assenza dei principali, sicché il Ged fu rovinato e morì nella povertà.1
L'arte per altro era nata e non poteva più pe-
1 II lettore che desiderasse maggiori • più minuti particolari intorno a Guglielmo Ged ed alla stereotipia, può consultare Gli Eroi del Lavoro, di G. Strafforello, pagg. 1S0-I81 Torino, 1S72. — (Trad.)