151 FEDERICO KOEN'IG. . [CAI'. VI.]
tava il foglio fuor della macchina stampato da ambedue le facce dal cilindro girante.
I soci dei brevetti del Koenig avevan messo su una fabbrica in Via Whitecross per la costruzione delle nuove macchine. I lavoranti dovevano pigliare il giuramento di segretezza, e firmavano un contratto che li sottometteva ad una multa di cento lire sterline se comunicavano ad altri il segreto delle macchine per via di disegni o di descrizioni, o se dicevano da chi e per chi erano costruite; e ciò per evitare l'ostilità dei torcolieri, i quali, avendo sentito parlare della nuova invenzione, eran tutti in arme contro di essa per tema li avesse a privare del loro pane. Eppure, come osserva il Johnson nella sua Typogra-phia, il lavoro manuale dei torcolieri a mano era così aspro e faticoso che « le costituzioni più robuste ne rimanevano vittime in pochi anni. > Anche il numero dei fogli che potevansi tirare era sommamente limitato, giacché col torchio perfezionato dal conte Stanhope, si •potevano fare tutt' al più circa duecentocinquanta impressioni, ovvero ceutoventiciuque fogli stampati sulle due facce, in un'ora. Quantunque un numero maggiore si potesse ottenere, mediante un lavoro eccessivo, nelle stamperie dei giornali, tuttavia era necessario aver torchi duplicati e metter su forme duplicate di tipi per eseguire questo maggior lavoro; sempre però la tiratura delle copie era inadeguata a soddisfare la richiesta rapidamente crescente dei giornali. Il tempo era perciò evidentemente maturo per l'adozione di una macchina come quella del Koenig. Molti tentativi erano stati fatti, ma tutti erano andati a vuoto. I tipografi, in generale, consideravano la stampa a vapore come affatto chimerica.
Tale era la condizione delle cose quando il Koenig terminò la sua macchina tipografica perfezionata nella fabbrica di Via Whitecross. I soci nell'invenzione vennero allora in grandi speranze. Quando la mac-