[CAP. VI.] GIOVINEZZA DEL K0ENI0. ]47
Io tengo sia ora ammesso generalmente che il Koe-nig abbia diritto al merito di essere stato il primo che abbia applicato praticamente la potenza del vapore a moltiplicare indefinitamente le produzioni della stampa; e che nessuno tenti ora più contendergli questo onore. Vero è che altri perfezionarono grandemente, in seguito, la sua prima idea ; ma tal fu il caso col Watt, il Symington, il Crompton, il Maudslay e altri molti. Il vero inventore non è meramente colui che piglia un brevetto per un'idea, o che compila un'invenzione togliendo a prestito l'idea di un altro, migliorando od ampliando.le sue disposizioni, ma colui il quale costruisce una macchina qual non fu mai fatta in addietro, la quale compia soddisfacentemente tutte le funzioni che è destinata ad eseguire. E questo è quel che fece l'invenzione del Ivoenig come si parrà dalla seguente breve memoria della sua vita e de' suoi lavori.
Nacque Federico Ivoenig il 17 aprile del 1774 in Eisleben, in Sassonia, culla eziandio di un personaggio assai più famoso, Martino Lutero. Suo padre era un rispettabile contadino possidente descritto dal signor Goebel come Anspànner. Ma questo vocabolo è ora disusato e significava nei tempi feudali il contadino obbligato a servitù del suo signore co' suoi cavalli e bovi. Il fanciullo ricevè una solida educazione al ginnasio o scuola pubblica della città, e all'età conveniente entrò per cinque anni quale apprendista compositore e torcoliere nella tipografìa Breitkopf e Hartei di Lipsia; ma dopo esservi dimorato quatti-'anni e tre mesi, fu sciolto dal suo contratto a cagione della sua perizia eccezionale: caso assai raro.
Durante gli ultimi anni del suo tirocinio il Koenig ebbe licenza di assistere alle classi nella Università e più particolarmente a quella d'Ernesto Platner, fisico, filosofo ed antropologo. Appresso passò nella stamperia di suo zio Anton F. Ròse, in Greifswald,- an-