]04 GIOVANNI tOMBB. [OAP. IV.]
da seta per tessere indumenti. La manifattura pasṣ a Occidente dalla Cina all' India e alla Persia e di là in Europa. Alessandro il Grande porṭ con sè dalla Persia una suppellettile di ricche seterie.
Aristotele e Plinio descrivono il vermiciattolo in-dustre e le sue produzioni. Virgilio è il primo dei romani scrittori che alluda alla produzione della seta nella Cina, e i termini da lui adoperati mostrano quanto poco si sapesse di essa a que' tempi. Fu introdotta in Roma verso il tempo di Giulio Cesare, il quale fece pompa a profusione di seterie in alcuni de' suoi magnifici spettacoli teatrali. La seta era coś preziosa che la si vendeva a peso d'oro. Fu persili promulgata una legge contro l'uso dei vestimenti serici ; ma l'imperatore Eliogabalo si fece beffe di coto-sta legge ed indosṣ una veste composta intieramente di seta. Il suo esempio fu tosto imitato dai cittadini opulenti, e la richiesta della seta dell' Oriente divenne in breve generale.
Sol verso la metà del sesto secolo, due monaci persiani, che avevano fatto una lunga dimora nella Cina, e vi avevano appreso il modo di allevare il baco, riuscirono a trasportarne le uova in Costantinopoli. Esse furon covate e i piccoli vermi che ne nacquero furono nutriti sotto la loro direzione. Un numero sufficiente di farfalle si serbarono per propagar la razza, e furon piantati gelsi per dar nutrimento alle generazioni crescenti dei bachi. Coś fu propagata l'industria serica, la quale si diffuse nella penisola italica, finché manifatture di seta, velluto, damasco e raso furon impiantate in Venezia, Milano, Firenze, Lucca, e altri luoghi.
Invero, la manifattura della seta in Europa fu, per molti secoli, limitata per la massima parte all' Italia. L' allevamento dei bachi era di grande importanza a Modena; fruttava un'entrata ragguardevole allo Stato, e la seta che vi si fabbricava era