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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   308-4
   JACK LONDON
   primi antenati. Ma questi, quando uccidevano, lo facevano apertamente, a testa alta, ed accettavano la responsabilità della loro azione. Noi abbiamo aggiunto, ai nostri delitti, l'ipocrisia. Anticamente, non ci nascondevamo dietro l'autorità dei filosofi, dei predicatori stipendiati e dei professori di diritto.
   Cento anni fa, cinquant'anni fa, negli Stati Uniti, le vie di fatto non erano punite colla morte. Oggi, Oppenheimer è stato impiccato, in California, per questo solo delitto. Ed io lo sarò, per un pugno sul naso di un uomo. Bontà divina: ecco il progresso!
   Ma se le scimmie e le tigri fossero state sottoposte ad un simile regime, da tanto tempo la loro razza sarebbe scomparsa. Non è così?
   Come diceva un giorno Edoardo Morrell, pio chiettando sul muro colle dita : « il peggior uso che si possa fare di un uomo, è quello d'impiccarlo ».
   No, veramente, io non ho nessun rispetto per la pena capitale. Non soltanto è una cattiva azione per quei cani d'impiccatori che la eseguiscono, dietro pagamento d'un salario; ma è una vergogna per la società che la tollera, e paga per essa delle imposte.
   « Essere appeso per il collo, fino a che ne segua la morte... » Così si esprime il nostro Codice, nella sua bizzarra fraseologia. Ma l'impiccagione è una cosa sciocca, stupida e, oltre a tutto, antiscientifica. Ecco perchè mi ripugna.
   Il fatale mattino è giunto. Il mio ultimo mattino. Ho dormito tutta la notte, come un bambino. Dormito così pacificamente, che ad un certo momento il guardiano s'è spaventato. Ha creduto che mi fossi soffocato sotto le coperte.
   L'inquietudine del poveruomo faceva pietà. Era