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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   IL VAGABONDO DELLE STELLE
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   loro volta, procrearono altri discendenti. La mia compagna ed io eravamo già vecchi, quando vedemmo sbucare verso di noi, come una grande ondata, un nugolo d'uomini neri, dalla fronte bassa e dai capelli crespi, davanti ai quali ci mettemmo a fuggire su per le colline. Nonostante la velocità della nostra corsa, ci raggiunsero, e fra loro e noi, impegnammo una feroce battaglia. Lottai fino all'aurora, coi miei figli ed i miei nipoti, fra il vibrar degli archi ed il fischio delle frecce avvelenate. Facemmo un grande massacro di teste crespe. Poi io caddi, ferito a morte, verso la fine della battaglia, ed i canti funebri, che avevo io stesso composti un tempo, risuonarono sul mio cadavere.
   La donna, quaggiù, è tutto, per l'uomo. Essa lo attira a sè come il polo attrae l'ago magnetico. Essa affascina lo sguardo dell'uomo coll'ondeg-giare meraviglioso del suo corpo, colla sua capigliatura, bruna o bionda, nera come la notte, o dorata come il sole.
   Il suo petto e le sue braccia sono un paradiso, per colui che vi si riposa. Il profumo ch'essa emana diletta le nari. La sua voce, quando canta o ride, al sole od al chiaro di luna, o quando singhiozza d'amore nella notte, presa dalla vertigine, è più dolce di tutte le altre musiche, più melodioso del canto delle spade nella battaglia. Le sue parole sono una esaltazione di tutto il suo essere. Elettrizzano il nostro, e vi fanno correre brividi di fuoco, più che lo squillo rumoroso delle trombe.
   Nel Cielo stesso, l'uomo, colle Uri e le Valchirie (nel Paradiso cristiano, queste sono trasformate in Angeli, che dai loro cavalli han preso le ali), le ha riservato un posto d'onore. Perchè, come sulla terra, l'uomo non saprebbe concepire un Cielo dove la donna non fosse.
   Le costellazioni si spostano nel firmamento. La
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