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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   JACK LONDON
   mani rattrappite. Essa miagolò come un gatto, rovesciata nell'erba alta. Si dibattè e mi morse furiosamente. Le unghie delle sue dita mi lacerarono la pelle, come quelle d'una lince. Ma io resistetti e la padroneggiai; e, per due giorni, la battei, per costringerla a sottomettersi. Allora essa mi obbedì e mi seguì docilmente sotto la mia capanna, che era piantata sopra dei pali, in una palude.
   Era mezzo vestita, per proteggersi dal freddo, di pelli insanguinate e sordide delle bestie che io avevo ucciso. La sua pelle abbronzata era annerita dal fumo del nostro focolare e, quando cessavano le piogge primaverili, stava spesso dei mesi interi senz'esser lavata. Aveva delle mani callose, con delle dita nodose e le unghie ricurve, simili a grinfie di bestie, ed i suoi piedi somigliavano piuttosto a delle zampe.
   Ma i suoi occhi erano azzurri come il cielo, profondi \come il mare e, quando la stringevo contro il mio petto velloso, quando le sue braccia selvagge mi allacciavano e le nostre gambe s'incrociavano, il suo cuore batteva già all'u^issono col mio.
   Avevo un rivale, mi ricordo : il vecchio « Dente di sciabola », dalle lunghe unghie ed i lunghi capelli, del quale gli acuti gridi ed i ruggiti, durante la notte, giungevano spesso fino a noi. Allora, per sbarazzarmi di,lui, fabbricai una specie di trappola, come quelle che mi servivano a prendere gli orsi e le bestie feroci: una fossa profonda, ricoperta di ( frasche, con uno spiedo aguzzo, piantato in fondo.
   Igar era solidamente costrutta, con delle grandi mammelle. Ridevamo entrambi, al sole del mattino, quando i nostri due bambini, un maschio ed una femmina, dai corpi dorati cime api, si rotolavano per terra, in mezzo ai cespugli.
   Avemmo pure parecchi altri figli e figlie; che, a