Stai consultando: 'Il Vagabondo delle Stelle ', Jack London

   

Pagina (291/312)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (291/312)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   XXVI.
   L'AMORE M'HA PERDUTO...
   Io, Darrell Standing, sono adesso pacificamente seduto nella cella dei condannati a morte, a Fol-som, mentre le mosche ronzano intorno a me, nel pesante torpore di questo pomeriggio. E penso a tutte le donne che ho amato, tanto in questa vita, quanto nelle mie altre vite, dall'epoca geologica, in cui facevo pascolare il mio gregge di renne, guardato da lupi domestici, sulle coste, allora ghiacciate del Mediterraneo, che sono poi diventate quelle della Francia, dell'Italia e della Spagna.
   Rivedo quella che chiamavo Igar e che, nell'Etą del Bronzo, si sedeva, vicino a me, al crepuscolo, davanti al nostro fuoco, mentre io tagliavo e incurvavo gli archi in legno rosso e odoroso, come legno di cedro, o fabbricavo, con degli ossi, delle frecce dentate, destinate a colpire i pesci nell'acqua limpida.
   L'avevo catturata per forza e rapita agli uomini di un'altra tribł. Mentr'essa camminava lentamente, fra l'erba della jungla, mi gettai sopra di lei, da un ramo d'albero, in cui m'ero appostato in imboscata. iCaddi in pieno sulle sue spalle, con tutto il peso del mio corpo, e m'aggrappai a lei, colle