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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   284-4
   JACK LONDON
   ce prego... Così avrò più caido... ancora più* caldo...
   E la voce si estinse sulle mie labbra.
   Superai anche questo supplizio. Ma, dopo d'allora, non fu più possibile alimentarmi. Soffrivo di dolori interni inenarrabili. Mentre scrivo queste righe, le mie costole ed il mio stomaco sono ancora in preda a crampi intollerabili. Tuttavia il mio miserabile organismo ha resistito. M'ha permesso di vivere fino all'ora della mia suprema condanna. Mi condurrà fino all'istante in cui il boia mi tirerà il collo, nella sua corda ben tesa.
   Fu l'ultima esperienza tentata sopra di me da Atherton. In seguito vi rinunziò, e si rese conto, da questa ultima prova, che era impossibile uccidermi legalmente.
   Gli dichiarai esplicitamante :
   — Il solo mezzo che vi resta, direttore, è di scivolare una notte nella mia cella, e di abbattermi con un colpo d'ascia.
   Eppure, prima di me, se n'erano fatti morire tanti, nella camicia di forza. Alcuni, solo dopo qualche ora; altri dopo diversi giorni. E sempre erano stati slegati a tempo, e trasportati all'infermeria, sopra una lettiga, perchè vi esalassero, secondo le regole, il loro ultimo respiro, muniti di un autentico certificato medico che dichiarava ch'erano morti di polmonite, di mal di cuore, o di qualche altra malattia.