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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Il VAGABONDO DELLE STiSLLE
   §281
   Per quanto mi concerne, mi guardai bene dal-l'imitare i miei due compagni. Non insultai il direttore e testimoniai, senza collera, tranquillamente, scientificamente, come potevo farlo, evitando ogni recriminazione eccessiva, affinchè non si dubitasse della mia buona fede; e man mano che procedevo nella mia deposizione, i miei ascoltatori dimostravano un crescente interesse. Li seppi prendere con tanta abilità, che riuscii a raccontar loro, da capo a fondo, tutta la mia storia.
   Ahimè! non una parola di quel che avevo esposto, riuscì a varcare le mura della prigione. Il comitato redasse un magnifico rapporto, nel quale il direttore Atherton era dipinto col candore dell'innocenza, e la prigione di iSan Quintino era altamente elogiata, per il suo ordinamento ed i suoi metodi.
   I giornali che avevano promosso l'inchiesta ne comunicarono gli eccellenti risultati ai loro lettori. Aggiunsero pure che la camicia di forza, per quanto il suo uso fosse perfettamente legale, non era adoperata mai, mai, in nessun caso.
   E, mentre i poveri sciocchi che leggevano queste fanfaluche se le bevevano ingenuamente, mentre il Comitato senatoriale banchettava e beveva dei vini scelti nella stessa prigione, in compagnia del direttore Atherton, a spese dello Stato, — cioè dei contribuenti, — Morrell, Oppenheimer ed io, giacevamo sul pavimento delle nostre celle, nelle nostre camicie di forza selvaggiamente strette, e che erano state strette un altro po' di più.
   — C'è da ridere, di tutti quei pagliacci! — mi battè Morrell, coli'orlo della suola della sua scarpa, quando i nostri visitatori furono partiti.
   — Non potendo sbranarli, è la cosa migliore che si possa fare, — rispose Oppenheimer.
   Quanto a me, tamburellai, a mia volta, il mio di-