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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   280-4
   JACK LONDON
   tenza degli inquirenti, se le loro testimonianze fossero state ostili verso l'amministrazione carceraria. Questa è una tradizione che risale ai più antichi tempi... Era già così nelle galere di Babilonia, quand'io vi gemevo, nel corso d'una delle mie esistenze anteriori, migliaia d'anni addietro.
   Nella prigione, dunque, fu una gara a chi meglio testimoniava i sentimenti d'umanità dei quali faceva prova il direttore Atherton ed i suoi subordinati, verso i loro pensionati... Anzi, esagerarono tanto sulla bontà del direttore, sul vitto sano e svariato concesso loro, sulla sua eccellente confezione, sulla gentilezza dei guardiani a loro riguardo; insomma, su tutto il benessere della prigione, dichiarata, all'unanimità, assolutamente per fetta, che i giornali d'opposizione di San Francisco se ne scandalizzarono, e protestarono con violenza, reclamando maggior rigore e maggior fermezza nella direzione delle prigioni. Senza dì che, — essi affermavano, — i galantuomini, almeno quelli che un po' tendevano verso l'ozio, non avrebbero più avuto che un'idea: commettere qualche reato, per farsi chiudere in carcere.
   Il comitato dei senatori, non dimenticò di visitare le celle di segregazione, nelle quali penetrò rumorosamente. Oppenheimer e Morrell, che avevano, come me, poco da perdere e niente da guadagnare, non mancarono di manifestare la loro bile. Oppenheimer sputò in faccia ai visitatori, e li mandò al diavolo. Morrell dichiarò che quella prigione era la cosa più schifosa che esistesse al mondo, ed insultò gravemente il direttore. Indignato, il comitato pregò il direttore di mostrarsi più severo verso quei cattivi soggetti e di far assaggiar loro, senza riguardi, i peggiori castighi, anche quelli che, per la loro eccessiva crudeltà, erano caduti in disuso.