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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   276-4 JACK LONDON
   fretta. Come seppi dopo, era stata la mia piramide che, da lontano, aveva attirato la loro curiosità. S'erano avvicinati per rendersi conto di che cosa poteva essere, su quell'isola, quello strano monumento che vi sorgeva.
   Un'imbarcazione fu messa in mare e tentò d'abbordare. Ma le onde rendevano impossibile l'accosto; e, dopo parecchi tentativi infruttuosi, quelli che c'erano sopra mi fecero segno che dovevano ritornare alla nave.
   Immaginatevi la mia disperazione! Afferrai il mio remo (che avevo deciso di offrire al Museo di Filadelfia, se potevo evadere) e, eon esso, mi gettai nell'acqua. La mia buona stella, la mia energia e la mia abilità, colla protezione di Dio, fecero sì che riuscissi a raggiungere l'imbarcazione.
   Quanto alla nave, era stata, in questo frattempo, portata così lontano alla deriva, che non potemmo raggiungerla e salire a bordo se non dopo aver remato per una buona ora.
   Il mio primo impulso fu di abbandonarmi ad una delle mie più antiche e irresistibili passioni. Chiesi immediatamente, al secondo ufficiale, un pezzo di tabacco da masticare, di quel tabacco a cui anelavo da otto anni. Mi tese la sua pipa, ben caricata d'eccellente tabacco Virginia.
   Mi misi a fumare. Ma, dopo cinque minuti, la testa mi cominciò a girare, e mi sentii male. Non c'era da meravigliarsi. Il mio organismo s'era interamente purificato del fatale veleno, il quale allesso operava in me come fa sempre con un ragazzo che fa la prima fumata.
   Restituii la pipa e, da quel giorno, rinunziai per sempre a quell'erba funesta, ben guarito e ringraziando Dio per quest'ultimo benefizio che m'aveva concesso.
   Io, Darrell Standing, devo adesso completare il