Il VAGABONDO DELLE STiSLLE
§273
Avevo continuato, inoltre, a conservare, con questo lavoro, la mia buona salute, fisica e morale, ed a tener lontane le tentazioni. Tuttavia, durante il sonno, continuavano a perseguitarmi le vane visioni di cibi succolenti e di quell'erba perniciosa che si chiama tabacco.
Il 18 giugno del sesto anno, scorsi in lontananza una nave. Ma la distanza alla quale navigava, sotto il vento, era troppo grande, perchè potesse vedermi. Lungi dal provarne una delusione, questa fugace apparizione mi fu di conforto. Non potevo più dubitare che le navi solcassero qualche volta quei paraggi.
Continuai dunque ad attendere pazientemente gli avvenimenti. Seguitai ad annotare sul mio remo le date più importanti, dopo la mia partenza dalle pacifiche rive dell'America. Per risparmiare spazio, adoperai la scrittura più minuta possibile. Talvolta cinque o sei lettere sole rappresentavano tutta un giornata. Forse, se non rivedrei più i miei, questo remo perverrebbe loro un giorno e li metterebbe, almeno, al corrente del mio infelice destino.
Così, quando fu ricoperto della mia scrittura, mi diventò, com'è facile capire, più prezioso ancora che per il passato. Non volendo più utilizzarlo ad uccidere le foche, mi fabbricai una specie di guaina in pelle di foca. Non lo tiravo fuori che per issarlo, quand'era bel tempo, sulla vetta della mia piramide, dopo averlo munito d'una banderuola, sempre in pelle di foca.
Durante l'inverno che seguì, ebbi a soffrire per una tempesta particolarmente spaventosa. Si scatenò verso le nove di sera, annunziata da enormi nuvole nere e da un vento freddo di sud-o-vest che, verso le undici, diventò furioso, accompa,gnato da tu-oni incessanti e da lampi paurosi. Temetti per la
Il vagabondo delle stelle.
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