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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Il VAGABONDO DELLE STiSLLE
   §271
   aveva già fatto tanto per me, m'inviasse, un giorno, qualcuno a liberarmi.
   Benché privo d'ogni compagnia fraterna e d'ogni comodità dell'esistenza, dovevo ben ammettere, riflettendo, che la mia situazione aveva dei notevoli vantaggi. La mia isola era piccola, ma io n'ero il padrone assoluto. Era ben poco probabile che qualcuno, all'infuori delle bestie marine, me ne contestasse il tranquillo godimento. D'altra parte, essendo l'isola inaccessibile, il mio riposo non era turbato, di notte, da nessun timore, e non avevo da temere una invasione di cannibali o di bestie fero'ci.
   Ma l'uomo è una creatura strana, che qualche desiderio nuovo tormenta sempre. Io che, per tanto tempo, non avevo chiesto alla bontà di Dio che un po' di carne putrefatta per saziarmi e, per dissetarmi, una goccia d'acqua salmastra, quando fui in possesso d'una riserva di eccellente carne salata e d'una provvista sicura d'acqua dolce, cominciai a sentirmi scontento. Volevo del fuoco, volevo sentire il sapore della carne cotta. Da ciò ad augurarmi qualcuna delle eccellenti ghiottonerie che gustavo alla tavola domestica, è breve il passo. Lo varcai presto, e vidi fluttuare nei miei sogni una quantità di piatti deliziosi, ai quali mi promettevo di far largamente onore, se avessi potuto uscire dalla mia isola.
   Era allora, ne sono persuaso, il vecchio Adamo che riappariva in me, quel padre lontano che si ribellò, primo, ai comandamenti del Signore. Una perpetua rivolta agita l'uomo. Essa tormenta, con inutili desideri e vani sforzi, il suo spirito inquieto, il suo cuore ostinato e malvagio. Certi momenti, mi disperavo per essere senza tabacco. Questo pensiero mi torturava fino nel sonno, ed io vedevo, sino al mattino, danzare davanti ai miei occhi chiusi delle intere balle di tabacco, dei magazzini di tabacco, delle intere piantagioni di tabacco!