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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Il VAGABONDO DELLE STiSLLE
   §269
   gior parte delle pelli delle foche, e così resi il tetto impermeabile. Ogni volta che sentivo batter la pioggia, pensavo con ammirazione che tutte quelle pelli che, cosi umilmente, servivano di protezione ad un pover'uomo, abbandonato sopra un'isola deserta, avrebbero rappresentato, nel mercato delle pellicce di Londra, un tesoro inestimabile.
   Una delle mie prime preoccupazioni fu d'ingegnarmi a trovare un mezzo qualunque che mi permettesse di calcolare il tempo; senza di che avrei perduto ben presto la nozione, non solo dei mesi e degli anni, ma. anche dei giorni della settimana, e, quel ch'era peggio, di quello consacrato al Signore.
   Mi sforzai dunque di ricordarmi, con la maggior precisione possibile, il numero dei giorni trascorsi dopo il naufragio della scialuppa. Quando riuscii a stabilirlo, costruì, con sette piuoli, vicino alla capanna, il mio calendario settimanale. Poi, ogni settimana, feci un intaglio sul mio remo, ed un altro per i mesi. Per i giorni di festa, incisi una specie di piccolo Cantico, che non mancai di recitare ogni domenica.
   Non si può immaginare quale somma di lavoro sia necessaria all'uomo rimasto solo, per soddisfare i bisogni più elementari dell'esistenza. In verità, non ebbi tempo da perdere durante tutto il primo anno. La costruzione della capanna, che era una specie di caverna, richiese sei settimane di lavoro. Per mesi e mesi, dovetti sorvegliare i miei depositi di carne e rinnovare le provviste di sale. Poi, grattare e ammorbidire, con molta fatica, un certo numero di pelli di foca, per potermi fabbricare dei vestiti.
   Il problema dell'acqua dolce mi diede pure molte preoccupazioni. I fori delle rocce, in cui la conservavo, erano poco profondi. Fregando una pietra più tenera con una più dura, potei confezionarmi una