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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   Il VAGABONDO DELLE STiSLLE
   §265
   interamente scoperta, la morte non tardò a mietere. Uno di noi, al mattino, fu trovato piegato in due, completamente gelato e stecchito. Uno dei mozzi, il più anziano, fu la seconda vittima. Poi l'altro mozzo, in capo a dieci o quindici giorni. Altri uomini seguirono.
   Passarono così cinque settimane. Non restavano più, a bordo, che il capitano, il chirurgo ed io. Il freddo era tale che la birra e l'acqua gelarono in blocco. Dovemmo spezzarle, per dividerci i pezzi, che poi succhiavamo.
   Il 27 febbraio, si scatenò una terribile tempesta di neve. I nostri viveri erano completamente esauriti. Il chirurgo, che aveva accettato l'idea della morte, era rassegnato a tutto, ed il capitano pure. Io stavo al timone, e i miei due compagni giacevano come due cadaveri,quando scorsi terra. Era un'isoletta rocciosa, battuta dalle onde. Mi diressi verso di essa. A pochi metri dalla costa, la scialuppa sfuggì al mio controllo. In un baleno, si rovesciò, ed io sentii l'acqua salata entrarmi in gola e soffocarmi.
   Non rividi più i miei due compagni. Io potei nuotare e aggrapparmi ad un remo, mentre al tempo stesso un colpo di mare mi lanciava lontano, sulla roccia. Mi alzai tutto indolenzito, ma senza gravi ferite. .Soltanto, la testa mi girava, per la mia estrema debolezza. Fui capace, tuttavia, di trascinarmi sul ventre, un po' più lontano della costa, al riparo dalle ondate, che immancabilmente mi avrebbero riafferrato.
   Mi rialzai, sentendo che ero salvo, e ringraziando Dio. Non ignoravo che la scialuppa era stata rotta in mille pezzi, e indovinavo come avevano dovuto essere straziati i corpi del capitano Nicoli e del chirurgo. Poi barcollai e svenni.
   Rimasi, per tutta la notte, mezzo morto, in una sorta di stupore di tutto il mio essere, sentendo confusamente l'umidità e il freddo ok cui ero preda.