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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   260-4
   JACK LONDON
   sono stato donna, ed ho avuto dei figli. E rinascerò ancora, un numero incalcolabile di volte. Oh, quei bruti che pensano, tirandomi il collo con una corda, di sopprimere la vita!
   SI, fra poco sarò impiccato... Il mese di giugno sta per finire. Fra poco, da questa cella mi condurranno al bagno settimanale, secondo l'uso della prigione. Ma non mi ricondurranno qui. Terminato il bagno, mi daranno dei vestiti nuovi, e mi condurranno nella Cella della Morte. Là, mi metteranno vicina una guardia speciale. Notte e giorno, sveglio o addormentato, sarò sorvegliato. Non mi permetteranno di nascondere il capo sotto i guanciali, per timore che, soffocandomi da me, anticipi l'opera dello Stato. Non mi lasceranno mai al buio, ma una luce brillante illuminerà sempre la mia cella.
   Poi, quando m'avranno così ben tormentato, mi condurranno, un bel mattino, vestito d'una camicia senza colletto, e mi lasceranno cadere dalla forca. Oh, lo so : tutto funzionerà bene! La corda è stata già da tempo preparata e provata con un grosso peso, dal boia di Folsom.
   Il mio salto nella trappola sarà profondo quant'è necessario. Essi hanno delle tavole di calcoli molto ingegnose, come tavole d'interessi, che stabiliscono rigorosamente quale dev'essere la lunghezza della corda e quella della caduta, in rapporto al peso della vittima.
   Siccome io sono straordinariamente dimagrito, bisogna che la mia caduta sia molto profonda, perchè riesca a spezzarmi il collo.
   Allora gli assistenti si leveranno il cappello e, mentre io dondolerò ancora, i medici verranno ad applicare il loro orecchio contro il mio petto, contando i deboli battiti del mio cuore. Poi diranne che sono morto.