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Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   JACK LONDON
   constatato che, durante questo tempo, le funzioni respiratorie e digestive cessavano quasi completamente. Il cuore batteva così debolmente, che l'orecchio più esercitato poteva appena percepirne le pulsazioni.
   E naturale che in questo stato catalettico (ed è per questo che i contadini siberiani vi ricorrono), la quantità d'aria e di nutrimento necessarie a sostenere la vita sono minime, quasi trascurabili. Forte di questi precedenti, debitamente constatati, osai sfidare il direttore Atherton e il dottore Jackson, d'infliggermi cento giorni di camicia di forza. Non osarono accettare la mia sfida.
   Riuscii, per contro, a fare a meno d'acqua e di cibo, durante dei periodi interi di dieci giorni. Ed era per me il peggiore dei supplizi, esser tratto dalle profondità vagabonde del mio sogno attraverso il tempo e lo spazio, da un miserabile medico della prigione, che m'apriva le labbra per costringermi a bere. Perciò avvertii il dottore Jackson che io pretendevo che mi si lasciasse tranquillo durante il tempo del mio castigo, e che resisterei a tutti i suoi sforzi per farmi assorbire qualunque cosa.
   Faticai un poco, s'intende, prima di riuscire a far accettare dal dottore Jackson il mio punto di vista; ma finalmente dovette cedere. Ne risultò che i miei periodi di camicia di forza mi parvero ormai durare esattamente il battito d'un orologio. Appena ero legato, le tenebre di questo mondo mi avvolgevano subito; e, non meno rapidamente, rivedevo brillare, — oh, meraviglia! — un'altra luce, dapprima nebulosa, ma poi abbagliante; e, in questa luce, altri visi fantastici, che non tardavano a precisarsi, a chinarsi verso di me. Soltanto quando mi si slegava, sapevo che altri dieci giorni erano ad un tratto passati.
   Quanto alla conclusione scientifica che ho rica-