Stai consultando: 'Il Vagabondo delle Stelle ', Jack London

   

Pagina (73/312)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (73/312)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Il Vagabondo delle Stelle

Jack London
Bietti Milano, 1946, pagine 311

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   [L VAGABONDO DELI.E STELLE 73
   corda, che funziona come il laccio d'una scarpa, è allora passata attraverso gli occhielli e, sempre secondo lo stesso sistema, l'uomo viene stretto dentro la tela.
   Soltanto, è allacciato ben più strettamente di quanto non facciate voi, o chiunque, col proprio piede. Questo si chiama, nel linguaggio delle prigioni, la legatura. Talvolta, se gli aguzzini sono naturalmente crudeli e vendicativi, o quando l'ordine vien dall'alto, essi fanno una legatura- più stretta, mettendo il loro piede sulla schiena dell'uomo, e puntando su questo, mentre stringono.
   Se qualche volta, per inavvertenza, avete stretto troppo forte i lacci delle vostre scarpe, non avete mancato certo di provare un vivo dolore al collo del piede, dove la circolazione del sangue è arrestata, Se insistete, il dolore diventa rapidamente insopportabile, al punto che vi occorre assolutamente allargare il laccio e diminuire la pressione.
   Supponete adesso, tentate d'immaginare che sia tutto il vostro intero corpo che subisca questa pressione, specialmente il vostro petto, dove sono il vostro cuore, i vostri polmoni, tutti gli organi vitali, stretti così terribilmente che vi sembra che cessino di funzionare.
   Mi ricordo ancora della prima volta in cui subii il supplizio della camicia di forza. Era all'inizio della mia incorreggibilità, poco tempo dopo la mia entrata nella prigione, quando, in tutto il mio vigore, tessevo nel laboratorio cento « yards » di tela juta al giorno, e terminavo il mio lavoro con una media di due ore prima del tempo fissato. Sì, fabbricavo i miei sacchi di juta in quantità ben superiore a quella che si esigeva da me.
   11 pretesto invocato, come testimoniano i registri della prigione, fu che nel tessuto si trovavano dei fili rotti, che il mio lavoro non valeva nulla, E un pretesto idiota, beninteso.