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Il duello nella storia della giurisprudenza e nella pratica italiana

Iacopo Gelli
Loescher & Seeber Firenze, 1886, pagine 192

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   DELLA VERTENZA D'ONORE i.'i)
   tega che prepara il suo piano di battaglia, tanto per l'attacco come per la difesa. Egli è, in una parola, soldato e generale ad un tempo.
   Una volta la scherma era la preparazione al combattimento: ai giorni nostri è la ripetizione del duello e costituisce una scienza che esige cognizioni multiple dell'osservazione profonda di sè stesso e degli altri, un' arte lunga e difficile ad apprendersi come quella che suggerisce i mezzi per risolvere i due grandi problemi delle armi :
   « dare e non ricevere ; » « toccar poco ma toccar bene. »
   La scherma di sciabola differisce molto da quella di spada tanto nel giuoco come nei principi sui quali si fonda.
   Senza voler entrare in merito ai pregi o ai difetti dell'una o dell'altra, accenniamo alla necessità di bandire dalla seconda quel giuoco largo, quei movimenti quasi scomposti della prima.
   Siccome le risorse dell'intelligenza quanto la struttura fisica fanno lo schermitore, così, per ben tirare, è quindi necessario avere un organismo che permetta di apprendere la guardia, le parate, gli attacchi, il tempo e la misura, basi generali della scherma.
   Per riescire però vittoriosi in uno scontro non basta che la natura sia stata prodiga di un'eccellente costituzione fisico-morale, suscettibile di essere educata nelle discipline delle armi bianche, ma è necessario apprendere, e apprendere bene, il maneggio di dette armi, esercitarvisi quotidianamente e saperlo applicare quando le circostanze lo esigano.
   Qualche volta è pur vero che la vittoria è del meno esperto; ma converrete che il portato del caso non può accettarsi come assioma.
   Se noi, difatti, argomentiamo dagli scontri più noti, possiamo facilmente concludere che in generale, colui che conosce, anche poco,