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TRATTATIVE E SOLUZIONE
Durante la medicazione, il feritore resterà in disparte, senza dar segni di gioia nè di dispiacere. Il contegno del gentiluomo deve essere costantemente corretto.
Ed ora entriamo nella delicata questione circa il voto consultivo od imperativo del chirurgo.
L'esperienza ci dà come assioma, che il numero dei duelli è in ragione indiretta della gravità loro. Ora, siccome il duello è per sè stesso una credenza assurda della società, una falsa interpretazione dell'amor proprio, un atto illegale e immorale, è necessario limitarlo a un numero relativamente ristretto e per quei soli casi nei quali impotente è la legge, nulla la giustizia. Quindi, banditi quei duelli ridicoli e che sono sempre coronati da un lauto pranzo alle spese dei duellanti, non restano che i duelli seri, per i quali noi scriviamo, e che terminano sempre con una ferita grave.
Questo, e non altro, deve essere il criterio che guida testimoni e medici, più specialmente i malici, nel giudicare l'entità delle ferite.
Se il medico dichiarerà che la ferita è grave, è chiaro che i testimoni hanno l'obbligo di opporsi alla volontà del ferito che desidera riprendere il combattimento; operando altrimenti si assumerebbero la grave responsabilità di avere autorizzato una lotta nella quale il ferito si trova in condizioni evidentemente inferiori al feritore.
Se la ferita invece è leggiera, a meno che il ferito sia l'offeso, il combattimento dovrà riprendersi anche contro la volontà del ferito, perchè abbiamo già espressa quella disposizione cavalleresca per la quale il diritto di far cessare il duello spetta alla parte lesa.
Il tener conto della gravità delle offese per far cessare il duello alla prima ferita, non è degna di persone che tengono alta la loro dignità. A suo luogo abbiamo manifestato il nostro parere in proposito ed abbiamo concluso che se l'ingiuria che provocò la sfida era di poco momento, la vertenza doveva comporsi all' amichevole. Ma una volta riconosciuti gli estremi dell'ingiuria suscetti-