DELLA VERTENZA D'ONORE
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avrà fatto cessare il combattimento prima che venga accusata dal ferito o dal feritore.
Ma siccome errare humanum est e al Direttore del combattimento, che non ha i cento occhi d'Argo, può facilmente passare inosservato un colpo che ha toccato il bersaglio contro cui era diretto, le regole del duello prescrivono :
Che se al Direttore o ai testimoni passa inavveduta una ferita, il duellante, che sente di essere stato toccato e quindi ferito dal ferro nemico, deve fare un passo indietro per sciogliere la misura e dire ad alta voce : toccato, onde prevenire i testimoni dell' esistenza della ferita per la sospensione del combattimento.
Nulla di più facile che nel calore della lotta anche al ferito sfugga d'essere stato toccato dall'arma nemica. In tal caso spetta all'avversario saltare fuori misura e, restando in guardia, dire ad alta voce: Signoricredo di aver toccato, e i testimoni, se lo crederanno, arresteranno il combattimento.
Il supposto feritore si guardi bene di dirigere la parola all'avversario : ciò, oltre ad essere contrario alle regole del duello, è sconveniente e indecoroso.
Le parole dirette al nemico durante la lotta, possono inasprire l'animo specialmente del ferito, condurlo ad eccessi deplorabili e dare tristi resultati.
Un tale procedere poco corretto costò la vita allo Chapuis nel-l'affare contro il Dekeirel, del quale tenemmo parola trattando dell'uso della mano sinistra sul terreno.
Il feritore, appena si sarà accorto di aver toccato l'avversario, si asterrà da qualsiasi azione offensiva, a meno che il ferito cercasse piombargli addosso per ferirlo a sua volta, nel qual caso ha piena facoltà di reagire e ferirlo nuovamente, se gli capita il destro.
Accertata la ferita, viene il turno del medico, il quale, dietro invito dei testimoni, esaminerà la ferita giudicandone l'entità. Poscia passa alla medicazione.