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Il duello nella storia della giurisprudenza e nella pratica italiana

Iacopo Gelli
Loescher & Seeber Firenze, 1886, pagine 192

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   TRATTATIVE E SOLUZIONE
   b) caduta di uno degli avversari ;
   c) ferita ;
   d) violazione delle regole del duello o delle condizioni speciali dello scontro.
   i — Disarmo
   I duelli per ragioni futili essendo banditi, è prescritto che non si debba lasciare il terreno senza una ferita grave. Certo, che se pel disarmo si facesse cessare il combattimento, oltre che a rendere illusorio e ridicolo il duello; si favorirebbe i codardi, che ridotti dall'avversario- a mal partito, facilmente se la caverebbero con nessun danno e poca vergogna lasciandosi disarmare.
   Nel dùello il disarmo non significa aver vinto ed i vantaggi che se ne possono ritrarre sono essenzialmente morali. Il vinto ne resterà più che mortificato, demoralizzato, mentre il vincitore ne sarà lusingato e si farà più ardito e fiducioso in sè stesso.
   Le consuetudini cavalleresche, che sono il riflesso dello spirito generoso e leale del gentiluomo, hanno completamente assorbito il vantaggio materiale, prescrivendo che colui che ha disarmato l'avversario, tanto in un attacco come in una parata, non può ferirlo senza esporsi ad essere cancellato dal ruolo dei gentiluomini e deferito ad un Tribunale ordinario per essere giudicato come un volgare delinquente.
   Appena che uno dei duellanti si accorge di avere disarmato l'avversario, deve istantaneamente arrestare la sua azione : saltare fuori misura e restare in guardia con la punta dell' arma a terra in attesa degli ordini del Direttore del combattimento.
   II disarmato pure si porti tosto fuori misura o salti lateralmente giacché in una battuta di sciabola o di spada tirata diritta, o in una risposta semplice, appena trovato il ferro, è probabile che il colpo segua così da vicino e con tanta celerità il disarmo da rendere impossibile ogni sforzo per trattenerlo.